Problemi sull’identità

<<Ma se tu non sei figlia di un italiano/a allora che ci stai a fare qua?>>

Bella domanda. Me la sono chiesta centinaia di volte e ancora non sono riuscita a trovare una risposta e credo che fin quando non l’avrò trovata, non riuscirò a capire chi sono veramente e il perché della mia esistenza.

Ogniqualvolta mi trovo davanti un documento da compilare sulle mie generalità e roba simile, alla domanda “cittadinanza” mi sembra sempre di scrivere la risposta sbagliata, o più propriamente, di non dire tutta la verità.
Facile era quando avevo diciassette anni rispondere “capoverdiana” e intanto, dentro di me, imprecare contro questo Stato che non riconosce i figli di immigrati nati in Italia come italiani; ma adesso che la cittadinanza ce l’ho, rispondere altrettanto “italiana” incomincia a non starmi più bene: ho sempre l’impressione di tradire la patria dei miei avi e questo sentimento mi fa stare soltanto male.

All’inizio, quando avevo appena ottenuto la cittadinanza, scrivere “italiana” era qualcosa di veramente liberatorio: finalmente , posso essere uguale agli altri in questo Paese! Posso viaggiare ovunque senza quel maledetto permesso di soggiorno e addirittura andare in America! In pratica, pensavo più ai vantaggi di possedere il passaporto italiano che al sentimento di essere parte di una Paese.

Perché è questo quello che alla fine provi dopo aver passato diciotto anni della tua vita come straniera a casa tua.

Ma poi la fatidica domanda prima o poi arriva e quando succede tu rimani spiazzata: ma in fondo io sono o non sono italiana? Che cosa mi rende tale e cosa non? Che cosa significa appartenere a un Paese?

Ho sempre odiato le cartine geografiche (forse è per questo che non sono forte in geografia, chissà) specialmente quella politica perché spezzetta la terra in tanti Stati i quali si credono ognuno diverso dall’altro, quando, a mio modesto parere, non è per niente vero.

Mi spiego meglio e ritorno così alla domanda di partenza: cosa accomuna un cinese, un francese e un sudanese? Molti direbbero niente e questa risposta mi spaventa; io avrei detto senza pensarci due volte: l’essere un umano,punto.          Probabilmente queste stesse persone allora avrebbero controbattuto: <<Ovvio! E allora? Continuano comunque ad non avere niente in comune>>.

È questo il problema: noi diamo per scontato che due persone di paesi differenti, dal momento che appartengono  a Stati differenti, sono inevitabilmente diverse, senza pensare che invece hanno più cose che li accomunano rispetto a quelle che li differenziano.
Si potrebbe obbiettare che è la cultura che li divide, ma non è così; infatti, se fosse questa la soluzione al problema io allora sarei italiana e per niente capoverdiana, visto che ho vissuto e frequentato la scuola qui; ma se uno alla prima occhiata mi vedesse, di certo non sarebbe d’accordo e controbatterebbe  dicendo:
<< E vabbè! Ma tu sei un’eccezione!>>

Dunque, io sarei un’eccezione;
uno sbaglio;
non dovrei proprio esserci qua perché in questo modo complicherei le cose  alle persone che, per essere buona, definisco semplici– di mente soprattutto- le quali vedono le cose in maniera “dicotomica“: o bianco o nero.
Questo discorso potrebbe sembrare noioso ai più, a coloro che per fortuna ( e qui intendo specificare che mi sto riferendo alla “fortuna” latina) possono senza preamboli dire di appartenere ad un solo Stato.
Ma per me e molte altre persone figlie di questo secolo di emigrazione di massa, la questione è seria, per non dire catastrofica.
Il senso di appartenenza è qualcosa di fondamentale in un individuo.

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One Response to “Problemi sull’identità”

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    marisia tavares
    13/06/2010 at 16:18 #

    ciao paula è molto bello il tuo discorso mi è piaciuto molto!!!!!!!!!tu dici che non sai chi sei pur avendo un passaporto che ti dà il diritto di essere italiana semplicemente perche sei nata in questo paese;ma allo stesso tempo pensi di tradire le tue origini capoverdiane.io penso che nn dovresti sentirti cosi anzi dovresti essere orgogliosa semplecemente perche sei “patrona” di due bellissime culture da una parte la cultura capoverdiana che nella sua “povertà” è molto “ricca” e dall’altra quella italiana che ti apre la porta al mondo esterno con piu facilità cosa che nn fà quella capoverdiana disgraziatamente.io ti dico una cosa io sono capoverdiana nata e cresciuta fino al età di 11 anni quando la mia mamma è venuta a prendermi per portare in italia oggi nn vivo piu in italia e neanche in capo verde pero’ io mi sento tutte due e nn ho il passaporto italiano ma il semplice fatto di essere nata e cresciuta a CV e mi da il diritto di essere capoverdiana e per aver vissuto tutta la mia addolescenza fino al età di 22 anni ho acquistato la cultura italiana che per me è una delle piu belle culture del mondo. io se devo scegliere di scrivere o di parlare fra il portughese e l’italiano scelgo senza ombra di dubbio l’italiano la conosco meglio e nn mi sento di tradire il mio paese di origine perche li ho tutte due nel CUORE e in questi giorni della copa del mondo urlero’ FORZA ITALIA perche l’amo e se c’era CAPO VERDE avrei urlato altretanto quindi nn farti tanti problemi l’imortante è nn dimenticare mai le tue origini un abraccio

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