Ricerca analitica sulle rimesse

I fenomeni migratori costituiscono un notevole fronte di opportunità, oltre che di problemi complessi e articolati: opportunità di interazione e di crescita a diversi livelli per la società, di sviluppo economico, sociale e politico dei paesi di provenienza e di destinazione, di aumento dell’interscambio e di possibilità di internazionalizzazione tra società, di riequilibrio di relazioni sbilanciate e inique con i paesi a basso reddito.

 

(FONTI DI PROVENIENZA DEL MATERIALE)

http://pt.wikipedia.org/wiki/Remessa

http://www.worldlingo.com/ma/enwiki/it/Economy_of_Cape_Verde

http://www.amses.it/index.php?option=com_content&view=article&id=58&Itemid=65

http://www.cespi.it/home.html (Sebastiano Ceschi, CeSPI)

www.ucodep.org

Questo lavoro è stato realizzato analizzando diversi dossier ed informazioni reperiti attraverso delle ricerche su diversi siti. Nasce dalla necessità di avere dati importanti per poter realizzare un docu-fiction sul tema delle rimesse che i migranti inviano con costanza nella loro patria.

I fenomeni migratori costituiscono un notevole fronte di opportunità, oltre che di problemi complessi e articolati: opportunità di interazione e di crescita a diversi livelli per la società, di sviluppo economico, sociale e politico dei paesi di provenienza e di destinazione, di aumento dell’interscambio e di possibilità di internazionalizzazione tra società, di riequilibrio di relazioni sbilanciate e inique con i paesi a basso reddito.

Uno degli aspetti spesso sottolineati dalla presenza dei gruppi immigrati nelle società occidentali contemporanee, è la loro attitudine a esercitare una “doppia presenza”; ad articolare cioè la propria vita e le proprie attività in diversi spazi sociali. Da un lato la popolazione straniera spinge fortemente verso processi di inserimento e di pieno riconoscimento all’interno della società di residenza, dall’altra parte la popolazione migrante contemporanea continua ad alimentare circuiti di interscambio e di relazione con il paese di origine.

Attraverso azioni finanziarie ed economiche, pratiche sociali e politiche, attività più propriamente culturali e simboliche, le cosiddette “diaspore” stanno decisamente contribuendo alla connessione tra territori, innescando processi di interscambio e di cooperazione tra soggetti e contesti diversi.

Secondo le rilevazioni della Banca Mondiale, le rimesse inviate nei paesi non OCSE nel 2008 ammontano a 305 miliardi di dollari; per quel che riguarda  i dati statistici di Capo Verde, nel periodo che va dal 2006 al 2009 hanno una percentuale variabile dal 15 al 20% circa del pil nazionale.

Le rimesse sono somme di denaro e di beni di consumo inviati o ricevuti all’estero. Le risorse arrivano ai beneficiari nella valuta del paese in cui essi vivono.

Come è noto, questi flussi finanziari risultano ampiamente sottostimati dalle rilevazioni ufficiali. Il volume reale delle rimesse raddoppia se si considera anche la stima delle risorse canalizzate attraverso sistemi informali o comunque non ufficiali. Questa quota resta per lo più oscura ed è comunque estremamente difficile da quantificare.

Infatti, non sempre ci si avvale degli istituti o agenzie autorizzate per il trasferimenti di denaro ed altri beni, può capitare che a volte il denaro viaggi anche con persone che tornano a casa per vacanza e portano i soldi a mano o fanno da tramite per amici o parenti; in questo tipo di transazione di denaro, appunto, risulta ignota la quantità trasportata, quindi non si ha la possibilità di quantificarne la percentuale. In ogni caso, si tratta di un cospicuo flusso di denaro; per quel che concerne l’intero aggregato dei PVS (Paesi in Via di Sviluppo) supera abbondantemente quello degli aiuti internazionali ed è secondo complessivamente solo agli IDE (Investimento Diretto all’Estero).

Il flusso finanziario delle rimesse, tende ad essere più stabile rispetto a quelli internazionali, che tendono solitamente a comportarsi in maniera pro-ciclica, cioè premiando un paese che attraversa un ciclo economico favorevole, ma non sostenendolo nei momenti di maggiore difficoltà (politica, economica o finanziaria). Questa particolarità rende le rimesse un fattore di stabilizzazione, se non un’ancora di salvataggio, per molti paesi poveri.

Le rimesse hanno assunto un ruolo sempre più importante per l’economia di Capo Verde, poiché contribuisce alla crescita economica e al sostentamento di ampie fasce di popolazione. Gli effetti complessivi di tali flussi sullo sviluppo e sulle economie dei diversi paesi non sono facilmente quantificabili, ma è indubbio che esse abbiano un impatto positivo in termini di riduzione della povertà, di welfare e di capacità di attrarre investimenti da parte del paese ricevente, pur trattandosi di trasferimenti di risparmio privati.

I trasferimenti di rimesse possono attenuare le difficoltà di vita della popolazione e controbilanciare la perdita delle capacità produttive connessa all’emigrazione dei lavoratori, e ancora, svolgere la funzione di assicurazione presso i familiari rimasti in patria. Inoltre, contribuendo ad attenuare i problemi di liquidità delle famiglie, favorire anche l’investimento in capitale fisico (assistenza sanitaria, cure, migliore alimentazione) e umano (istruzione, formazione) e più in generale nelle spese di welfare (fondi pensionistici, assicurazioni).

Tuttavia queste risorse possono anche avere risvolti negativi e generare un circolo vizioso di dipendenza dalle rimesse, suscitando anche dei comportamenti di rendita da parte dei beneficiari. Si sono spesso sottolineati, infatti, i rischi di aumento della dipendenza sia da parte dei paesi ricettori, che necessitano dei flussi di rimesse per il pagamento ad esempio della spesa sociale e per la loro bilancia dei pagamenti, sia per i famigliari dei migranti e per i loro consumi.

Inoltre, da un punto di vista sociale le rimesse possono generare, acuire e aumentare il livello delle disuguaglianze, creando gruppi, comunità e famiglie privilegiate in quanto ricettrici e altri gruppi penalizzati. Ciò può generare una nuova spinta all’emigrazione da parte dei nuclei più sfavoriti ma anche della forza lavoro più produttiva e potenzialmente innovativa, riducendo la dotazione interna di capitale umano e il livello generale di produttività. Inoltre possono produrre distorsioni nel mercato immobiliare con forte incremento delle costruzioni di seconde case con effetti negativi su ambiente e gestione del territorio.

Ancora, l’arrivo di soldi “facili” contribuirebbe secondo alcuni alla corruzione della gioventù locale, meno motivata a guadagnarsi la vita e avrebbe quindi un impatto in termini valoriali sull’etica del lavoro e sulla dinamicità dei singoli. In ogni caso, l’invio di rimesse da parte del migrante rappresenta un’azione fondamentale per il suo “equilibrio transnazionale”, consentendogli di mantenere e alimentare il proprio legame con la famiglia e la comunità di provenienza, di esercitare una presenza a distanza.

La forte e duratura propensione dei migranti all’estero ad inviare denaro alla comunità di appartenenza costituisce un’importante forma di espressione affettiva, di partecipazione sociale e politica e di iniziativa economica verso la madrepatria.

Se è vero dunque che le rimesse veicolano legami e identità è anche vero che esse sono spesso il tramite attraverso cui si creano e/o si ristabiliscono relazioni

di potere, gerarchie familiari, simbolizzazioni sociali.

Bisogna dire che per rimesse si intendono non solo processi unicamente economici, ma anche processi di trasferimento di tipo sociale e culturale. Le rimesse includono idee, pratiche, identità e il capitale sociale che i migranti rimandano per cosi dire al paese di origine e hanno un enorme potere trasformativo in quanto vanno a incidere sulle percezioni della popolazione rispetto alla politica, ai valori, alle concezioni dei ruoli di genere e rispetto all’idea di comunità e i suoi progetti futuri.

Se si analizzano i dati delle rimesse dal punto di vista di genere, emerge che la componente femminile, dal momento che la popolazione capoverdiana è omposta prevalentemente da donne e giovani lavoratrici, contribuisce con più frequenza di quella maschile.

L’esperienza ci insegna che sarebbe idealista credere che le rimesse dell’emigrazione agiscono automaticamente come una leva per lo sviluppo economico. Se vi è un consenso generale sul fatto che le rimesse consentano alle famiglie di vivere e breve termine, il carattere non produttivo della stragrande maggioranza degli impieghi non favorisce per forza lo sviluppo.

Le rimesse, inoltre, sono prevalentemente individuali, solo talvolta si può parlare di rimesse di natura imprenditoriale, cioè volte ad avviare o sostenere iniziative d’impresa e solo in altri casi ancora, infine, soprattutto dove esista una

forma di associazionismo dei migranti, le rimesse possono caratterizzarsi come

collettive e dialogare con le amministrazioni territoriali del Paese d’origine e d’arrivo.

La crisi economico-finanziaria che ha investito l’economia mondiale in questi ultimi mesi avrà,  purtroppo, un effetto anche sui flussi internazionali delle rimesse, con un impatto di ancora più difficile previsione sulle economie delle isole Capoverdiane.

In conclusione le rimesse sono importantissime per l’economia di Capo Verde, visto che gli emigrati risiedono in paesi in cui la moneta è molto più forte dell’escudo capoverdiano, quindi anche ad esempio una semplice somma di 50€ al mese a Capo Verde è moltissimo. In generale qui a Capo Verde è possibile vedere che nella maggior parte delle volte vengono investiti in costruzioni personali.

Unica pecca, il governo locale non favorisce l’investimento dei capoverdiani, ostacolandoli con loro molta burocrazia  quando, al contrario un investitore straniero, ha più facilità.

(Articolo scritto da Paola, Luca e Massimo, coordinatore Matteo)

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