Doppia cittadinanza: sì o no?

Stavo tranquillamente chiacchierando con i miei amici capoverdiani dell’Olanda, quando per caso abbiamo iniziato ad affrontare il tema della cittadinanza. Pensavo che la situazione  sulla nazionalità fosse uguale per tutti i paesi, ma confrontandomi con loro, mi sono resa conto che invece non era così.

A mio parere, la questione della doppia cittadinanza  riguarda il sentirsi parte allo stesso tempo di due paesi, la nazionalità insieme al passaporto certificano questo sentire. Non ha a che fare con questioni fiscali, economici. Togliere questo diritto mina alla stabilità individuale di una persona, soprattutto se la persona fa parte delle seconde generazioni e si trova nel mezzo di una crisi di identità.

La non concezione della doppia cittadinanza agli immigrati è seria: si immagini un immigrato che si trovi a lavorare per molti anni in un Paese straniero: ora quel Paese per come la vede lui, non si può più definire tale ed egli neanche riesce a considerarsi un extra comunitario. La spiegazione è semplice: la lingua ormai l’ha imparata, gli usi e i costumi di quel Paese sono quasi diventati propri e i problemi di quel Paese ormai sono diventati anche suoi; insomma si sente parte di quel Paese a tutti gli effetti. Passati tutti quegli anni, vuole la cittadinanza per i motivi detti sopra e perché , diciamoci la verità, gli fa anche comodo: non deve più rinnovare il permesso di soggiorno e può passare le dogane senza problemi di alcun tipo e quindi andare nel suo Paese di origine con tranquillità. Ora, però, sorge un problema: per ottenere la cittadinanza del Paese dove risiede, deve rinunciare alla nazionalità del Paese d’origine.

Leggi che sono a favore di questo, sono state scritte da persone che hanno avuto la”fortuna” di non aver mai cambiato il proprio Paese e quindi forse la drammaticità che ne consegue neanche la sfiorano. Rinunciare alla cittadinanza del tuo Paese di origine è come rinunciare a una parte di te che hai avuto e sempre sarà presente; è voltare le spalle al luogo che ti ha cresciuto,  impensabile per me .

Io dal punto umanistico la penso così, però mi sorgono dei dubbi:

  1. È così importante avere un foglio che certifichi la tua identità?
  2. È giusto e normale arrivare ad avere cinque passaporti, come ad esempio il bambino nato in Nuova Zelanda con padre nato in UK, naturalizzato cittadino degli USA e con madre irlandese, naturalizzata canadese?
  3. Perché una persona deve essere confinata in una sola identità?
  4. Quante identità può avere una persona?
  5. Quale verbo è più consono per la cittadinanza? Possedere? Ma rimanda a una semplice questione di passaporti. Ottenere? Sembra una concessione da parte dello Stato. Oppure avere? Con questo verbo  è qualcosa che ti appartiene?

Ma in fondo, che cos’ è l’identità?

Paola Almeida Soares

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