Contract di Guenny Pires (2010)

Contract è una pellicola – scritta, diretta e prodotta da Guenny Pires – che esplora alcuni aspetti della storia della diaspora capoverdiana, spesso ignorati o passati in sordina anche nelle scuole, ricorrendo all’uso del curioso genere cinematografico del “docudrama”, ovvero un subgenere di documentario dove alcune parti della storia vengono inscenate, combinando finzione e realtà.

Contract – Txan Film Productions & Vision Art, Inc.

Il film racconta la storia di migliaia di lavoratori capoverdiani migrati in epoca coloniale (1800 e 1900) nella colonia portoghese di São Tòme e Principe e vincolati, attraverso dei contratti pesantissimi, ad uno sfruttamento disumano nelle piantagioni di caffè e cacao, oltre che privati della possibilità di far rientro nella propria terra, anche dopo anni e anni di duro lavoro.

Pertanto il film mette in luce un doloroso episodio della diaspora africana, indotto sia dalle condizioni precarie degli abitanti che dagli interessi coloniali del Portogallo, che hanno segnato la storia dello stesso regista.

Il racconto coinvolge, infatti, la famiglia di Guenny Pires ritraendo l’esperienza emotivamente toccante del ricongiungimento, a distanza di 44 anni, tra sua madre Marina e suo zio Vlademiro, uno degli emigrati a São Tòme e Principe caduto nel vortice dello sfruttamento coloniale per una paga giornaliera di meno di 50 centesimi (escudos).

Vlademiro Andrade è migrato il 12 giugno del 1964, salpando sulla nave “Kuanza”, dice in un’intervista ignaro del fatto che di trovarsi di fronte ad uno dei suoi nipoti mai conosciuti. Racconta di aver vissuto dei giorni difficili, carichi di tristezza e nostalgia, per la sua famiglia e la sua terra. Avrebbe voluto fare ritorno a Capo Verde ma il «padrone bianco» non glielo permetteva.

In un attimo la storia di una nazione si rivela nella storia personale dell’autore, nella sofferenza causata dalla separazione, nelle lacrime di Vlademiro e nell’abbraccio prima con il nipote e, dopo qualche giorno, con la sorella.

E così il percorso personale di ricerca del legame di sangue perduto dell’autore, attraverso questa vivida e diretta testimonianza diviene l’occasione per riflettere sull’importanza della memoria di questa pagina di storia dei regimi autoritari coloniali all’interno della nostra realtà post-coloniale.

Se da un lato lo scopo del film sia quello di favorire il ricongiungimento tra i due fratelli, dall’altro riflette sulle implicazioni morali ed etiche di un politica coloniale senza dubbio spregevole, attraverso il dolore, la tristezza e la gioia vissuti nell’esperienza traumatica inscritta nella vita personale ed artistica del regista.

Autentico, commovente, toccante, il film di Guenny K. Pires è stato premiato come “Audience Favorite Award” al PAFF (Pan American Film & Arts Festival) di Los Angeles (2010), “Best Documentary” al Roxbury International Film Festival di Boston nello stesso anno e all’Africa House Film Festival di Los Angeles nel 2012, oltre che nella quarta edizione di Cape Verde International Film Festival di Washington DC nel 2013 come “Best Feature Film Award”.

Il film è stato, inoltre, proiettato all’interno degli eventi dell’Ottobre Africano (OA) da NCC-CCN (Network Cultural Cabo-verdiano/Cape verdean Cultural Network).

 

Qualora foste interessati ad altri film sull’argomento, vi suggerisco anche São Tomé e Príncipe. Os últimos contratados (2010) di Leão Lopes e São Tomé. Minha terra, minha mãe & minha madrasta (2012) di Júlio Silvão Tavares.

Contract – Txan Film Productions & Vision Art, Inc.

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